Giovedì, 18 Agosto 2011 15:37

Morigerati

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La processione è cominciata

già nella notte.

vedo la fila dei mietitori

toccano la stella

l'unica rimasta

in cima alla strada tortuosa.

Nel mio viottolo budello

i ferri dei muli sulle selci

suonano mattutino.

Suonano mattutino, Rocco Scotellaro

 

Le origini di Morigerati si perdono nella notte dei tempi. Il primo nucleo dell’abitato potrebbe essere riconducibile ad un villaggio fondato dalla popolazione italica dei Morgeti, poi diventato una piccola colonia romana come testimoniano i ruderi in località “romanuru”.

L’origine dell’attuale del borgo si fa risalire ad un insediamento di monaci basiliani provenienti dalla Grecia e arrivati nel sud della penisola italiana in seguito alle persecuzioni iconoclaste (nel 730 l’imperatore bizantino Leone III ordinò in tutte le province dell’Impero di Oriente di distruggere le immagini di Cristo e dei santi come reazione all’eccessivo culto di icone e reliquie). I monaci basiliani si ribellarono al  divieto e per sfuggire alle persecuzioni lasciarono la Grecia per rifugiarsi nell’Italia meridionale, privilegiando luoghi appartati, più sicuri e adatti alla contemplazione. I numerosi toponomi grecofoni, la venerazione dell’icona San Demetrio tutt’ora custodita nella chiesa di Morigerati, la celebrazione del  rito ortodosso attestato almeno fino al 1697 e persino la gastronomia (le zeppole scaurate, dall’impasto cotto, fritto e poi cosparso di miele) rimandano ad un mondo greco-orientale.

Saranno i normanni a togliere queste terre ai basiliani, poi gli angioini le concessero in feudo ai potenti Sanseverino. Successivamente, per vicende matrimoniali, passarono a Matteo Comite di Salerno per poi essere vendute ai Di Stefano che nel XV secolo fecero costruire il palazzo baronale dove tutt’ora vive una discendente della famiglia.

L’isolamento dalle grandi vie di comunicazione e la conseguente marginalità della zona ha provocato, dalla fine dell’800, una forte emigrazione verso le Americhe, in particolare verso il Brasile (a Belo Horizonte c’è la più grossa comunità di morigeratesi) proseguita per gran parte del ’900 verso l’Europa e le grandi città italiane.

Oggi Morigerati si raggiunge facilmente su strade veloci. Come per vaste aree interne del Cilento, l’isolamente ha giocato a favore della conservazione sia della natura che di un mondo ricchissimo dei valori rurali del passato, al quale tutti oggi guardiamo con sempre maggiore interesse.  La vita quotidiana di queste vallate è documentata nel museo Etnografico di Morigerati.

(dal sito www.paeseambiente.com)

 

IL MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA

Il museo etnografico di Morigerati espone oggetti e documenti della cultura materiale del territorio della Valle del Bussento raccolti a partire dagli anni Sessanta dalle sorelle Clorinda e Modestina Florenzano, le eredi del palazzo Baronale (dove ancora abita la signora Clorinda), che intuirono l’importanza della memoria in un periodo di cambiamento epocale per queste terre. Grazie a loro migliaia di oggetti di uso comune – di cui tutti si volevano liberare in nome della modernità – furono salvati e conservati. Oggi il museo è diretto dall’antropologo Luciano Blasco.

Con circa 3.000 oggetti, centinaia di fotografie, registrazioni sonore di narrazioni biografiche, filmati di attività artigiane e feste locali, il museo etnografico di Morigerati invita ad un salto in un passato millenario, che per alcuni anziani del paese è ancora memoria viva.

Cereria. Di sicuro interesse sono gli utensili e gli stampi con cui sono prodotti, fino agli anni ’40 del ’900, candele ed ex voto a forma di parti anatomiche in cera che venivano portati nei santuari. Questa sezione è il fiore all’occhiello del museo poiché raramente documentata in altre collezioni italiane. Per creare gli ex voto a forma di parti anatomiche venivano realizzati stampi in gesso a due o più parti nei quali si colava la cera a caldo. Gli oggetti così ottenuti venivano poi decorati con applicazioni in cera e colorati

Attrezzi agricoli. Nella sala dell’agricoltura sono esposti gli utensili ed i manufatti legati alla coltivazione, conservazione, trasporto e consumo delle colture locali: cereali, ulivo, vite, fichi e ortaggi. La semplicità degli strumenti narra di un’economia legata alla sussistenza e allo sfruttamento non estensivo del territorio. Tranne, infatti, poche porzioni di terreno pianeggiante presenti nel fondo valle, l’agricoltura era praticata soprattutto su aree collinari terrazzate con la costruzione di muretti a secco in pietra che hanno plasmato il paesaggio. Gli animali erano allevati come merce di scambio per l’acquisto di altri prodoti e per uso familiare: oltre a quelli da cortile, si allevavano ovini e capre.

Il lavoro degli artigiani. A Morigerati erano presenti, anche in virtù della sua posizione isolata, tutti gli artigiani che provvedevano a realizzare utensili da lavoro e manufatti per la casa. Dell’officina del fabbro sono esposti la forgia, le diverse pinze per la lavorazione dei metalli e per la modellatura sull’incudine; del falegname vediamo le pialle, interessanti per i diversi profili del piano (la parte della pialla dove sporge il taglio dello scalpello), le seghe a telaio, ed anche una originale macchina utensile autoprodotta da un artigiano locale: una sega verticale a nastro, costruita con parti di macchine utensili di origine industriale e parti assemblate con legni locali.

Tessuti. In mostra un vasto campionario della produzione tessile locale, in lino, canapa e in fibra di ginestra e gli attrezzi per filare e tessere. II procedimento era lungo e laborioso: dopo la macerazione delle piante si procedeva con il mangano per eliminare le parti legnose. La fibra così ottenuta era ancora grezza e grossolana, localmente definita “tramicella o tramicedda”, ed era usata per confezionare sacchi e teli. Lavorata ai cardi con chiodi sottili e fitti la fibra diveniva morbida (localmente denominata “stoppa” e “curina”) fino a realizzarne matasse e gomitoli con l’arcolaio. La lavorazione conclusiva era realizzata a telaio. Fino agli anni ’50 in questa zona si produceva e lavorava anche la seta che serviva per abiti ed accessori da cerimonia. I capi esposti narrano delle condizioni socio-economiche del territorio bussentino. Si tratta di abiti molto semplici, salvo qualche esemplare confezionato per i giorni di festa. Di particolare pregio sono, invece, i manufatti tessili per la casa: iI ricamo ed il lavoro all’uncinetto erano diffusi tra le donne per preparare il corredo nuziale, parte integrante della dote.

Il museo si trova a Morigerati in via Granatelli, tel. 0974.982313. D’estate è aperto tutti i giorni (meglio prenotare). L’ingresso è gratuito.

(dal sito www.paeseambiente.com)

 

 

 

IL SITO DEL COMUNE www.comune.morigerati.sa.it

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